Der Bau

Incipio, recipio. La tana di fortuna sulla strada è in piena vista, fragile, incerta e buona soltanto per poche notti. È a lei che vorrai tornare una volta scolpito nelle montagne il tuo quartier generale.

 

La tana è un buco, nella terra, negli sterpi o nella pietra, e per ricavarla occorrono opportune mani dal dettaglio ineccepibile, capaci di informare, tutto considerato, ciò che infine non è che un involucro forato. Per quel foro nascosto, che una volta varcato dev’essere ricoperto ancora, si va nella tana, tra le sue poche mura che tengono fuori l’importuno, e là è dato il riposo e il sonno. La tana pretende di essere dove altro non è.
Risate.
Ma la mia tana è rivoltata dentro per fuori e si trova in cielo. La sua soglia è il negativo di una porta, e il tampone di pietra da accostare dopo avervi fatto accesso riposa già al suo interno. Lei è tutto. Nella mia tana non si entra, ma soprattutto dalla mia tana non si esce.